IMPA LA CITTÀ

A Buenos Aires, nel quartiere di Almagro, c’è IMPA:
la più antica fabbrica occupata argentina.
IMPA è scuola, compagnia teatrale,
ambulatorio medico, laboratori culturali, educativi, artistici.
Attraverso le storie di Kike, Laura e Murua,
entriamo nella sua straordinaria vita quotidiana.
IMPA è una città. Nel cuore di Buenos Aires.

 

SINOSSI

Cosa unisce un regista teatrale a un museo, un’insegnante a un ambulatorio, una cooperativa a decine di laboratori artistici, creativi, sportivi? Qualcosa di molto concreto, uno spazio, e qualcosa di assolutamente immateriale, un progetto. In una parola: IMPA.
Da quasi venti anni l’IMPA è una fabrica recuperada, ovvero autogestita da una cooperativa di lavoratori.

Al momento dell’occupazione gli operai erano oltre un centinaio, oggi meno di 50.
Da subito parte l’idea di condividere gli spazi lasciati vuoti dalla fabbrica – che sono sconfinati – con il quartiere che ospita lo stabilimento, Almagro.
IMPA diventa in breve tempo – per l’intera Buenos Aires – un propulsore di socialità, cultura, educazione. Mentre la produzione di manufatti in alluminio prosegue, all’interno di IMPA nascono un centro di formazione, una università popolare, una radio e una tv autogestite, due compagnie teatrali, un ambulatorio medico.
A questi esperimenti si affiancano decine di laboratori, palestre, gruppi: danza, musica, arti. Fondata sulla partecipazione volontaria, IMPA vive una condizione perennemente precaria, perché si trova giorno e notte sotto il rischio di essere spazzata via da uno sgombero giudiziario.
Convive con la costante possibilità di perdere tutto.
Il film tratteggia un affresco corale di questo formidabile esperimento, in costante evoluzione, attraverso tre storie esemplari.

Kike, una delle anime di IMPA, è contemporaneamente socio della cooperativa e regista di una compagnia teatrale ospitata all’interno della fabbrica.

Laura insegna alla scuola di formazione interna a IMPA: non solo un centro educativo ma un vero e proprio avamposto sociale, nella dissoluzione civile argentina.

Murua, che guida le attività della cooperativa, mantiene a galla il miracolo, ogni giorno.

Il film è basato sull’osservazione dei tre personaggi nel loro quotidiano impegno per IMPA.

 

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PERSONAGGI

Kike è accompagnato nella sua vorticosa esistenza, dentro e fuori IMPA. Oltre al lavoro di custode della fabbrica, è il direttore artistico della effervescente compagnia teatrale TSO (Teatro Sanitario de Operaciones) attiva dal 1996. TSO prende spunto dai cliché e dai luoghi comuni sugli argentini (e i latinoamericani in genere) per rileggerli in chiave paradossale. Gli spettacoli sono sarabande elettrizzanti in cui lo spettatore è coinvolto in prima persona nella costruzione dello show. Come ogni anno, un nuovo spettacolo è in corso di allestimento. Seguiamo l’evolversi delle prove fino alla prima rappresentazione.

Il centro di formazione dove Laura lavora è un esempio eclatante della capacità di trasformare (e convivere con) le macerie. La scuola, nata internamente a IMPA a partire dalle esigenze del quartiere, per i primi otto anni di vita è stata illegale, gestita unicamente da attivisti e volontari. Poi finalmente è stata riconosciuta dallo Stato argentino: oggi il bachillerato forma tre classi di studenti tra i 15 e i 18 anni, provenienti da tutta Buenos Aires. Laura, che è l’espressione di questa esperienza, coordina le attività didattiche e insegna storia Argentina. Seguiamo il suo lavoro, accompagnando con empatia la sua classe e in particolare alcuni studenti nell’anno del diploma.

Murua è uno dei soci della cooperativa di ‘prodotti in latta’ IMPA. Dirige la fabbrica con fermezza, anche se alla pari con i suoi colleghi. Si occupa di tutto: dalle forniture di alluminio, alla gestione del processo produttivo fino al rapporto con i clienti. Il ruolo di Murua è cruciale: è l’unico della cooperativa ad avere uno sguardo rivolto all’esterno, dove la concorrenza e il mercato sono spietati; allo stesso tempo si occupa della vita quotidiana di IMPA. L’orizzontalità richiede grande attenzione, coinvolgimento, partecipazione. Alle difficoltà non si fa mai l’abitudine. Anzi, bisogna sempre essere pronti al peggio… Che a volte accade.

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IMPA LA CITTÀ ///  TRATTAMENTO [ESTRATTI]

1.

Strade del quartiere di Almagro, Buenos Aires. È l’alba. Un enorme edificio, grande quanto un isolato, oscuro e muto, si erge davanti a noi. Sul tetto, campeggia una grande, enigmatica, malandata insegna: IMPA. All’interno del vecchio stabile regna il buio e il silenzio. I muri, segnati dal tempo, sono sporchi di grasso. Un suono ripetitivo inizia debolmente a rompere il silenzio. È Kike che, nell’ingresso di IMPA, sta spazzando il pavimento. Improvvisamente la porta si apre: entrano alcune persone, parlando sommessamente. La timbratrice entra in funzione: la fabbrica, sorprendentemente, è ancora attiva. Kike saluta con un cenno i vari operai che iniziano il turno di lavoro all’interno di IMPA, e si sposta nella minuscola portineria che si affaccia sull’ingresso. Lasciata la porta aperta, accende un bollitore elettrico. Una volta raggiunta l’ebollizione, l’acqua viene inserita in un contenitore ricavato da una piccola zucca, la bombilla, da cui sporge una cannuccia di metallo. Kike sta preparando un mate (tipica bevanda tonica sudamericana) che, con il suo vapore, addensa l’aria della portineria.

2.

Il reparto di lavoro è ingombro di antiquati e rumorosi macchinari. La luce al neon che cala dal soffitto si mescola con quella solare, che filtra attraverso larghe e impolverate finestre. Le macchine sputano a ritmi regolari numerosi cilindri di latta di varia misura, che finiscono in differenti scatoloni. I lavoratori con i loro gesti ripetitivi assecondano quelli delle rumorose apparecchiature.

Stacco. I suoni del reparto sono ora attenuati. Siamo nell’ufficio della fabbrica, dove alcune persone sono intente a lavorare davanti ad obsoleti computer. Da una stanza proviene un dialogo: un uomo maturo sta rivolgendo alcune domande ad un ragazzo molto giovane. L’uomo è Murua. Sta avendo luogo un colloquio di lavoro. Rimasto solo, Murua si accende una sigaretta, mentre prende alcuni appunti.

3.

Con un lungo travelling seguiamo una donna che attraversa numerosi ambienti di IMPA, fino a quello che sembra un appartamento in cattive condizioni. È uno spazio angusto e i suoi muri avrebbero bisogno di una robusta rinfrescata. La donna è Laura: accompagnandola fino a destinazione comprendiamo che ci troviamo all’interno di una scuola, seppure sui generis. Laura è una docente del bachillerato. La sua classe è composta dai ragazzi più grandi, quelli del terzo anno. Laura insegna storia argentina: la lezione di oggi ha come oggetto il periodo compreso tra la caduta di Perón, nel 1955, e i vari governi che hanno preceduto la dittatura di Videla. La luce entra dalle finestre dell’aula. Gli scambi tra studenti ed insegnante sono vivaci e pieni di allegria, fra tutti vi è grande confidenza.

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INTENZIONI DI REGIA

Mettere piede in IMPA è stato per me entrare in un mondo distante, fino a quel momento conosciuto solo di riflesso e in maniera parziale. IMPA è grande e reale, le vicende che la animano sono concrete, potenti, vive. La principale spinta a far conoscere questa realtà è quella di mostrare la sua irriducibile unicità e complessità, che rende questo isolato nel cuore di Buenos Aires uno scenario ricchissimo. Un’occasione che è necessario cogliere qui e ora perché IMPA è un contesto fragile ed irripetibile.

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IMPA è un caleidoscopio di immagini, una perfetta rappresentazione della vitalità sudamericana, ed è il racconto di una rivalsa all’oggi. Voglio rappresentare l’essenza di IMPA attraverso tre storie esemplari, immerse nella vita di IMPA. I tre personaggi che ho scelto di mostrare, in IMPA incarnano delle precise e inequivocabili funzioni, che permettono di raccontare questa realtà eccezionale nel suo carattere profondo: creazione, resistenza, cura.

 

 

GALLERIA FOTOGRAFICA IMPA

 

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